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De.licio.us

16 ottobre

di xxambraxx80 (22/10/2008 - 09:54)

A mio padre
L’uomo che torna solo
a tarda sera dalla vigna
scuote le rape nella vasca
sbuca dal viottolo con la paglia
macchiata di verderame.
L’uomo che porta così fresco
terriccio sulle scarpe, odore
di fresca sera nei vestiti
si ferma a una fonte, parla
con l’ortolano che sradica i finocchi.
E’ un uomo, un piccolo uomo
ch’io guardo di lontano.
E’ un punto vivo all’orizzonte.
Forse la sua pupilla
si accende questa sera
accanto alla peschiera
dove si asciuga la fronte    l.sinisgalli

Come questa pietra
del S. Michele
così fredda
così dura
così prosciugata
così refrattaria
cos' totalmente
disanimata

Come questa pietra
è il mio pianto
che non si vede

La morte
si sconta
vivendo   ungaretti

senza me ti pentirai...

di xxambraxx80 (15/10/2008 - 19:30)


Senza me ti pentirai
Forse mai lo ammetterai
Emozione amara che
É un dolore dentro me
Che una fine più non ha
Senza me ti pentirai
Ma tu non lo ammetterai
È per questo che non so
se negli altri cercherò
di trovare gli occhi tuoi
Voglio scordarti in ogni senso
Ogni giorno cancellare un po' di te
Sarà un mìo gran divertimento
Quando tu non farai parte più di me
Senza me ti pentirai
Forse te ne accorgerai
Quando sola non sarò
Ed un senso io darò alla vita che non ho
Sema me ti pentirai
Forse mi rimpiangerai
Ma vivrò senza di te
E da oggi grazie a te
Cambio pelle e cambio me
Voglio scordarti in ogni senso
Ogni giorno cancellare un po' di te
Sarà un mio gran divertimento
Quando tu non farai parie più di me
Ma sono io che dico basta
lo che per te avrei amato in ogni senso
lo che per te sarei andata anche all'inferno
Voglio scordarti in ogni senso
Ogni giorno cancellare un po' di te
Sarà un mio gran divertimento
Quando tu non farai parte più di me
E se tu ti pentirai
Non saranno fatti miei
Quando mi rimpiangerai
Sarà troppo tardi quando
Tu ritornerai da me.   .. leda battisti..

solo e pensoso i piu deserti campi...

di xxambraxx80 (11/10/2008 - 16:52)

Solo e pensoso i più deserti campi
vo mesurando a passi tardi e lenti,
e gli occhi porto per fuggire intenti
ove vestigio uman l'arena stampi.

Altro schermo non trovo che mi scampi
dal manifesto accorger de le genti;
perché ne gli atti d'alegrezza spenti
di fuor si legge com'io dentro avampi;

sì ch'io mi credo omai che monti e piagge
e fiumi e selve sappian di che tempre
sia la mia vita, ch'è celata altrui.

Ma pur sì aspre vie né si selvagge
cercar non so ch'Amor non venga sempre
ragionando con meco, et io co llui.

petrrca

 


la mia sera..

di xxambraxx80 (11/10/2008 - 16:31)


Il giorno fu pieno di lampi;
ma ora verranno le stelle,
le tacite stelle. Nei campi
c'è un breve gre gre di ranelle.
Le tremule foglie dei pioppi
trascorre una gioia leggera.
Nel giorno, che lampi! Che scoppi!
Che pace, la sera! Si

devono aprire le stelle
nel cielo sì tenero e vivo.
Là, presso le allegre ranelle,
singhiozza monotono un rivo.
Di tutto quel cupo tumulto,
di tutta quell'aspra bufera,
non resta che un dolce singulto
nell'umida sera.

È, quella infinita tempesta,
finita in un rivo canoro.
Dei fulmini fragili restano
cirri di porpora e d'oro.
O stanco dolore, riposa!
La nube del giorno più nera
fu quella che vedo più rosa
nell'ultima sera.

Che voli di rondini intorno!
Che gridi nell'aria serena!
La fame del povero giorno
prolunga la garrula cena.
La parte, sì piccola, i nidi
nel giorno non l'ebbero intera.
Né io... e che voli, che gridi,
mia limpida sera!

Don... Don... E mi dicono, Dormi!
Mi cantano, Dormi! Sussurrano,
Dormi! Bisbigliano, Dormi!
Là, voci di tenebra azzurra...
Mi sembrano canti di culla,
che fanno ch'io torni com'era...
sentivo mia madre... poi nulla...
sul far della sera.   

 pascoli

sera

di xxambraxx80 (03/10/2008 - 17:11)


Vedo attorno a me grigi sepolcri
lunghe ombre che giungono lontano.
Sotto le zolle che i miei piedi calpestano
giacciono in solitudine e silenzio i morti.

Sotto l'erba, sotto il tumulo,
nel freddo, sempre, e nell'oscurità,
e i miei occhi versano lacrime
che la memoria serba da anni svaniti,
poiché Tempo e Morte e Dolore mortale
feriscono di ferite insanabili.

Che io ricordi una parte appena
del dolore visto e provato laggiù
né il cielo, puro e benedetto,
ha mai dato pace al mio spirito...

                                                                                                         Di Emily Brontë

poesia..

di xxambraxx80 (03/10/2008 - 16:49)


Se qualcuno un giorno bussa alla tua porta,
dicendo che è un mio emissario,
non credergli, anche se sono io;
ché il mio orgoglio vanitoso non ammette
neanche che si bussi
alla porta irreale del cielo.

Ma se, ovviamente, senza che tu senta
bussare, vai ad aprire la porta
e trovi qualcuno come in attesa
di bussare, medita un poco. Quello è
il mio emissario e me e ciò che
di disperato il mio orgoglio ammette.

Apri a chi non bussa alla tua porta.

                                                                                                                              Di Fernando Pessoa

di xxambraxx80 (03/10/2008 - 16:38)

Mi leverò e andrò, ora, andrò a Innisfree,
E costruirò una capanna laggiù, fatta d'argilla e canne,
Nove filari a fave avrò laggiù, un'arnia per le api da miele,
E solo starò nella radura ronzante d'api.

E avrò un po' di pace laggiù, ché la pace discende goccia a goccia,
Discende dai velami del mattino fin dove canta il grillo;
La mezzanotte è tutto un luccichio, il meriggio purpurea incandescenza,
La sera è piena d'ali di fanello.

Mi leverò e andrò, ora, ché sempre notte e giorno
Odo l'acqua del lago lambire con lievi suoni la sponda;
Stando in mezzo alla strada, sui marciapiedi grigi,
La sento nella fonda intimità del cuore.  

                                                                          W.B.Yeats


vuoti a rendere...

di xxambraxx80 (13/09/2008 - 18:44)


"Prendi forza
Datti fiato
Questo è il tempo di decidere

Vuoi davvero
Esistere
O soltanto sopravvivere

Quante cose non ho mai fatto
Quante volte ho rimandato a un'altra volta
Quanti giorni non posso ricordare
Sottovuoti e vuoti a rendere

Non cercare
Di capire
Se è fatica o è paura

Senza rabbia
Né ossessione
Senza impegno ed ambizione
Col coraggio di sbagliare

Con le mani aperte come il mare
E la voglia di imparare
Questa volta non c'è un'altra volta
Vuoi venire insieme a me

Cammino a piedi nudi e sento l'umido
Sperando di scoprirmi uomo sulla Terra
All'improvviso un vento gonfia l'onda
Si infrange su di me
(mi fa rinascere)
mi lascio esistere

spero di esistere
ogni attimo di questa vita immensa mi spalanca
spero di resistere
oltre il bisogno di essere una storia o una leggenda
e di resistere
esperienze
sensazioni
fanno il tempo sopportabile

prendi forza
datti fiato
per esistere e resistere

senza ruoli e senza costruzioni
al di là del dover essere migliore
e anche se non mi ricorderò di un giorno
io sarò sicuro che ho vissuto

cammino ancora a piedi nudi e sono io
sperando di essere sempre uomo sulla Terra
e da lontano vedo ancora l'onda
si infrange su di me
(mi fa rinascere)
mi lascio esistere

spero di esistere
ogni attimo di questa vita immensa mi spalanca
spero di esistere
oltre il bisogno di essere una storia o una leggenda

spero di esistere
di aver dentro sempre tutta questa vita immensa
e di resistere
vivendo la mia storia anche se non sarà leggenda
ma sempre insieme a te."

_vuoti a rndere Max Gazzè-

dedicata a Caudia e Giulia...tutte per una.....


 

 

saturno...

di xxambraxx80 (13/09/2008 - 18:34)

 

ci sono 3 lacrime nel tuo cassetto

le ho viste l altra sera

blu scuro e ho

subito capito

il cuore si è stretto

in bocca sapore di sangue

forse ti aspettavi

reazione

ma fiera

dura

non ho vacillato

non posso piu

mi hai gia

pugnalato

a morte

ora hai il

fantasma di me

che niente

sente

che niente

prova

che si diverte nel

 farti credere

d esser vivo.              a.


 

firenze...

di xxambraxx80 (29/08/2008 - 21:49)


il bagno a palazzo pitti.....

tramonto a firenze

di xxambraxx80 (29/08/2008 - 21:34)


Tutte le cose sono belle e lo diventano ancora di più
quando non abbiamo paura di conoscerle e provarle.
L'esperienza
è la vita con le ali.

firenze

di xxambraxx80 (29/08/2008 - 21:17)


sempre me ne andrò per questi lidi,

tra la sabbia e la schiuma del mare.

L'alta marea cancellerà le mie impronte,

e il vento disperderà la schiuma.

Ma il mare e la spiaggia

dureranno in eterno.

ECCE HOMO.... firenze

di xxambraxx80 (29/08/2008 - 21:03)


PREGHIERA

"Dammi il supremo coraggio dell'amore,

questa è la mia preghiera,

coraggio di parlare,

di agire, di soffrire,

di lasciare tutte le cose, o di essere lasciato solo.

Temperami con incarichi rischiosi, onorami con il dolore,

e aiutami ad alzarmi ogni volta che cadrò.

Dammi la suprema certezza nell'amore, e dell'amore,

questa è la mia preghiera,

la certezza che appartiene alla vita

nella morte, alla vittoria nella sconfitta,

alla potenza nascosta nella più fragile bellezza,

a quella dignità nel dolore, che accetta l'offesa, ma disdegna di ripagarla

con l'offesa.

Dammi la forza di Amare sempre e ad ogni costo."

gibran

firenze

di xxambraxx80 (29/08/2008 - 20:48)

L'aspetto delle cose varia secondo le nostre emozioni,
e così noi vediamo magia e bellezza in loro...
ma in realtà, magia e bellezza sono in noi

 

gibran

io a firenze

di xxambraxx80 (29/08/2008 - 20:40)


L'amore non deve implorare e nemmeno pretendere,
l'amore deve avere la forza di diventare certezza dentro di sé.
Allora non è più trascinato, ma trascina

h.hesse

firenze!!!!

di xxambraxx80 (29/08/2008 - 20:24)

ci siamo fermate 2 minuti a fare una foto,tutto di corsa perche a Firenze....è VIETATO BIVACCARE!!!!!

HIKMET...

di xxambraxx80 (27/08/2008 - 20:22)

 

Durante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me
non dico che fosse come la mia ombra
mi stava accanto anche nel buio
non dico che fosse come le mie mani e i miei piedi
quando si dorme si perdono le mani e i piedi
io non perdevo la nostalgia nemmeno durante il sonno

durante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me
non dico che fosse fame o sete o desiderio
del fresco nell'afa o del caldo nel gelo
era qualcosa che non può giungere a sazietà
non era gioia o tristezza non era legata
alle città alle nuvole alle canzoni ai ricordi
era in me e fuori di me.

durante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me
e del viaggio non mi resta nulla se non quella nostalgia.

un fiore per te...

di xxambraxx80 (26/07/2008 - 19:14)


...tra noi non rimane piu niente di quello che c'era all inizio ...tranne io e te...

gnam gnam

di xxambraxx80 (26/07/2008 - 19:08)

...in risposta al blog della mia cara amica Fausta...dove si vedono le foto del suo orto.....questo è il mio...e vedi che fine fa....se ti vuoi prenotare...di solito è di domenica sera...bacio

cielo

di xxambraxx80 (26/07/2008 - 19:04)


...la vita è un cielo splendente.siamo noi le nuvole che lo fanno piangere...

cielo

di xxambraxx80 (26/07/2008 - 18:38)


"le stelle stanno in cielo

i sogni non lo so

so solo che son pochi

quelli che si avverano" vasco

firenze

di xxambraxx80 (20/06/2008 - 16:40)


tira...baralla.ormai la nostra meta storica a Firenze...chissà perchè...

Firenze

di xxambraxx80 (20/06/2008 - 16:32)

FIRENZE VECCHIA di Dino Campana

 Ho visto il tuo palazzo palpitare
Di mille fiamme in una sera calda
O Firenze, il magnifico palazzo.
Già la folla à riempito la gran piazza
E vocia verso il suo palazzo vecchio
E beve la sua anima maliarda.
La confraternita di buona morte
Porta una bara sotto le tue mura:
Questo m'allieta questo m'assicura
Della tua forza di contro alla morte:
Non bruciano le tue ferree midolla
I tempi nuovi e non l'amaro agreste
Delle tue genti: in ricordanze in feste
L'àspero sangue sotto a te ribolla.
O ferro o sangue o fiamma è tutto fuoco
Che brucia la viltà dentro le vene!
A te dai petti e dalle gole piene,
Di gioia e forza un'inesausta polla!

Firenze

di xxambraxx80 (20/06/2008 - 16:20)

Questo per esperienza è provato, che chi non si fida mai sarà ingannato

 

firenze

di xxambraxx80 (20/06/2008 - 16:14)

Poesie dedicate a Firenze

Pablo Neruda: La città

E quando in Palazzo Vecchio, bello come un'agave di pietra,
salii i gradini consunti, attraversai le antiche stanze,
e uscì a ricevermi un operaio, capo della città, del vecchio fiume, delle case tagliate come in pietra di luna, io non me ne sorpresi: la maestà del popolo governava.

E guardai dietro la sua bocca i fili abbaglianti della tappezzeria, la pittura che da queste strade contorte venne a mostrare il fior della bellezza a tutte le strade del mondo.

La cascata infinita che il magro poeta di Firenze lasciò in perpetua caduta senza che possa morire, perchè di rosso fuoco e acqua verde son fatte le sue sillabe.

Tutto dietro la sua testa operaia io indovinai.

Però non era, dietro di lui, l'aureola del passato il suo splendore: era la semplicità del presente.

Come un uomo, dal telaio all'aratro, dalla fabbrica oscura, salì i gradini col suo popolo e nel Vecchio Palazzo, senza seta e senza spada, il popolo, lo stesso che attraversò con me il freddo delle cordigliere andine era lì.

D'un tratto, dietro la sua testa, vidi la neve, i grandi alberi che sull'altura si unirono e qui, di nuovo sulla terra, mi riceveva con un sorriso e mi dava la mano, la stessa che mi mostro il cammino laggiù lontano nelle ferruginose cordigliere ostili che io vinsi.

E qui non era la pietra convertita in miracolo, convertita alla luce generatrice, né il benefico azzurro della pittura, né tutte le voci del fiume quelli che mi diedero la cittadinanza della vecchia città di pietra e argento, ma un operaio, un uomo, come tutti gli uomini.

Per questo credo ogni notte del giorno, e quando ho sete credo nell'acqua, perchè credo nell'uomo.

Credo che stiamo salendo l'ultimo gradino.

Da lì vedremo la verità ripartita, la semplicità instaurata sulla terra, il pane e il vino per tutti.
__ ... __ ... __

Poesia inedita, letta in Palazzo Vecchio, marzo 2004, in occasione delle celebrazioni del centenario della nascita di Pablo Neruda.
Pablo Neruda, poeta cileno, durante il soggiorno a Firenze dedicò altre due poesie a Firenze. Nel gennaio 1951 Neruda incontrò il sindaco Fabiani, in palazzo Vecchio.
v.innocenti


Firenze

di xxambraxx80 (20/06/2008 - 16:08)


DINO CAMPANA

Firenze
(Canti Orfici)

Entro dei ponti tuoi multicolori

L'Arno presago quietamente arena

E in riflessi tranquilli frange appena

Archi severi tra sfiorir di fiori

Azzurro l'arco dell'intercolonno

trema rigato tra i palazzi eccelsi:

Candide righe nell'azzurro: persi

Voli: su bianca gioventù in colonne.